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COMUNICAZIONE NON VERBALE: LA PROSSEMICA
Articolo curato da Corinna Calatroni trainer comportamentale e learning coach e liberamente tratto dal libro “Relazioni vincenti con il nuovo linguaggio del corpo” di Rocco Americo e Rosario Alfano edito da Punto D’Incontro.


COS’È LA PROSSEMICA.
Il termine prossimica deriva dal latino proximus = vicinissimo, prossimo. La prossemica si occupa di studiare il significato dei messaggi non verbali che riguardano la gestione dello spazio degli esseri umani. Ad esempio chi si occupa di prossemica cerca di capire a quali distanze gli uomini si posizionino gli uni rispetto agli altri, oppure, come essi utilizzino lo spazio che hanno a disposizione.
Il modo in cui occupiamo il nostro spazio rivela infatti il nostro status sociale, la nostra personalità e in che modo stiamo inconsciamente percependo una certa situazione. Osservando come le persone occupano lo spazio che le circonda, potremo facilmente intuire se si trovano a loro agio oppure se non vedono l’ora di andare via. Chi per primo si occupò di questo tipo di studi fu l’antropologo Edward T. Hall. 

SPAZIO FISICO E SPAZIO PSICOLOGICO.
Tutti noi abbiamo una dimensione fisica e una dimensione psicologica. Come è intuibile, la prima riguarda lo spazio che il nostro corpo occupa materialmente. La seconda, ossia la dimensione psicologica riguarda la nostra percezione dello spazio che occupiamo in un certo luogo. Proprio perché basata su una percezione questa non può essere una misura oggettiva. Alcuni semplici escamotage che mettiamo in atto per aumentare la nostra dimensione psicologica sono: indossare scarpe con il tacco alto o vestiti molto  sgargianti, camminare con il petto gonfio all’infuori, stare fermi con le gambe divaricate, acquistare macchine ingombranti stile “suv”. 

LA DISTANZA PIÙ OPPORTUNA.
A seconda del conteso o del rapporto che si ha con l’altra persona cambierà
la distanza adeguata per una buona comunicazione. 

LE 4 DISTANZE DI HALL.
L’antropologo americano Edward Hall nel 1968 ha distinto quattro distanze tipiche regolate ognuna da proprie norme di comportamento che è bene seguire e da diverse sensazioni che si possono percepire secondo esse. 

LA DISTANZA INTIMA.
Va da 0 a 45 cm circa, ossia quella coperta dal nostro braccio disteso tenendo i gomiti attaccati al corpo. E’ la distanza che indica gran conoscenza dell’altra persona, quella che si tiene tra fidanzati o tra padre e figlio per intenderci. Da questa distanza è possibile toccare l’altra persona sentirne il profumo e il respiro. Da questa distanza siamo talmente vicini al soggetto che riusciamo a toccarlo e noi tocchiamo solo le persone con le quali abbiamo un rapporto di fiducia. 

LA DISTANZA PERSONALE
Va da 45 a 120 cm circa, si può misurare distendendo tutto il braccio davanti a noi. E’ quella che si tiene con gli amici o le persone che si ritengono tali. Ci si può ancora toccare ma è già più difficile percepire odori e profumi. 

LA DISTANZA SOCIALE.
Va da 120 e 360 cm, è la distanza coperta dal mio braccio e da quello dell’interlocutore attaccati.
E’ caratteristica delle situazioni in cui ci deve essere gran formalità, non ci si può né toccare, né sentire gli odori, gli unici organi che partecipano suono quello visivo e quello uditivo. 

LA DISTANZA PUBBLICA
Va da 360cm in poi. L’apparato visivo è quello maggiormente coinvolto in quest’ipotesi. Casi del genere accadono ad esempio per l’oratore che parla ad una gran folla, o una persona importante che parla dal palco. 

Al di là di queste 4 distanze, è utile precisare che ognuno ha una sua propria distanza preferita da adottare nelle diverse situazioni. Per esempio, chi è più “introverso” tenderà a stare leggermente più distante dagli altri di chi è “estroverso”. I bambini generalmente hanno distanze più ridotte degli adulti…
Nel valutare la distanza più adeguata dobbiamo tenere in considerazione il luogo di provenienza dell’altra persona e il contesto in cui ci troviamo. Dobbiamo per esempio considerare che i popoli del nord Europa o dell’America del nord tengono di solito distanze maggiori di quelli latini (sarà per questo che ci sembrano a prima vista così freddi?). Allo stesso tempo, dobbiamo considerare che, trovandosi in ascensore o in mezzo alla folla le nostre distanze risulteranno ridotte rispetto alla norma e alle nostre preferenze. 

L’IMPORTANZA DI TENERE LA DISTANZA GIUSTA.
Una regola fondamentale per ottenere un buon livello di comunicazione è RISPETTARE le distanze degli altri!!! Stare troppo vicino può essere considerata un’aggressione al proprio spazio, mentre molto lontani potete dare l’impressione di non essere coinvolti.
E’ stato osservato che le distanze tendono a ridursi, quando si è con qualcuno che presenta aspetti della personalità o status sociale o condizione economica si reputa simile a noi (non per niente si usa l’espressione “lo sento vicino”).
In generale quindi possiamo riassumere affermando che più si riducono le distanze e più si va verso una comunicazione di tipo empatico piuttosto che razionale. Quindi, potete usare le distanze anche per accorgervi se state entrando in sintonia con l’altro. Per creare attenzione potete entrare temporaneamente nello spazio altrui e subito dopo arretrare, questo appare allora come un invito ad entrare nel proprio spazio personale. Se mentre parlate l’interlocutore vi viene vicino o occupa con i gesti parte del vostro spazio si sta stabilendo un buon feeling.  Inoltre, quando qualcuno è attratto da noi, cercherà di stare a una distanza minore di 50 cm. 

COME REAGIAMO QUANDO VIENE INVASO LO SPAZIO E COME CAPIRE QUANDO ABBIAMO INVASO LO SPAZIO ALTRUI.
Quando invadiamo lo spazio di un’altra persona, questa metterà in atto alcuni accorgimenti per ristabilire la distanza psicologica adeguata: interporrà barriere tra sé e noi (vedi l’esempio del giornale o delle braccia conserte), orienterà il suo corpo leggermente in un’altra direzione, eviterà lo sguardo, attuerà alcuni gesti di chiusura o semplicemente si sposterà. 

 Vedi sotto la VIDEO presentazione di Corinna Calatroni al Video Corso online: “Linguaggio del corpo” di 3dtraining.it


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